La storia millenaria dei La Grua Talamanca, tra tradizione e fascino senza tempo di Carini.
Scopri il patrimonio culturale di una dinastia, il loro castello e le vicende che hanno segnato la Sicilia.
La Grua Talamanca
La Famiglia
BARONESSA DI CARINI
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Origine: mercanti pisani, non cavalieri catalani
Origine: mercanti pisani, non cavalieri catalani
Colo de Grua, mercante di Pisa, arriva in Sicilia dopo il 1330 e si stabilisce nella piana di Terranova (oggi Gela), dove commercia frumento e cotone. Tra il 1335 e il 1345 passa a Palermo, è console dei Pisani e presta denaro con il fratello Bastiano. Sposa Suriana, figlia di Bertino Lombardo (Russo 2006, pp. 93–94, da Sardina 2003, pp. 244–246; Sardina 2013; scheda SIAS).
Colo muore nell'estate del 1348, lascia eredi i figli Bartolomeo e Bertino ed è sepolto a Pisa in S. Nicola (Sardina 2013 e 2023). Un testamento porta la data 26 giugno 1349 nel Diplomatico dell'Archivio di Stato di Pisa (M. Russo 2025). Le due date stanno insieme solo se l'atto è datato in stile pisano, in cui il 1349 comincia il 25 marzo 1348. Probabile; da controllare sull'originale.
L'origine «catalana» o «spagnola» dei La Grua è una tradizione di casa già scritta nel 1639 e ripetuta da Palizzolo Gravina, dalla Treccani del 1931 e da molte pagine odierne. Catalani erano i Talamanca.
Ubertino (Bertino), primo barone di Carini
È figlio di Colo. Nel 1366 è detto providus vir e mercante, nel 1367 nobilis, nel 1368 è giudice di Palermo (Russo 2006, p. 94, da Sardina 2003, p. 244).
Passa alle armi al servizio dei Martini. È luogotenente del capitano nel 1392, maestro razionale nel 1394, governatore «ultra flumen Salsum» nel 1396 con Guglielmo Ventimiglia e Pietro Queralt, capitano di Palermo, giustiziere del Val di Mazara e secreto di Palermo nel 1397 (Russo 2006, p. 96, che cita Villabianca 1754, app. I, p. 61, e ASPa, Real Cancelleria, reg. 30, f. 66r).
26 agosto 1397: dopo le offerte di Palagonia e Calatafimi, riceve la terra e il castello di Carini, confiscati a Riccardo Abbate per fellonia. La concessione vale per lui e gli eredi, sotto servizio militare, e comprende gabelle, dogana, tonnara dell'Ursa, il caricatore di San Cataldo e il casale di Terrasini (Barberi, Magnum Capibrevium, p. 438, in Marrone 2006; Russo 2006, pp. 94–95, LGT b. 311; Treccani 1931). L'originale è indicato in ASPa, Real Cancelleria, reg. 41, cc. 133r–135r (Maurici 1986, citato da M. Russo 2025).
Sposa Isabella Imperatore e ha una sola figlia, Ilaria (Russo 2006, p. 96). Nel ruolo dei feudatari del 1408 «Bertino Grua» tiene Terrasini (Marrone 2006, da Muscia 1692). Fa testamento il 20 marzo 1410 con un fedecommesso e la lapide in S. Francesco a Palermo porta «obiit 1410» (M. Russo 2025; Sardina 2003, pp. 251–254, via D'Angelo). Morte nel 1410: certa. La data «circa 1408» delle genealogie in rete è da scartare.
I Talamanca e il doppio cognome
Gilberto (Gispert) Talamanca è un miles catalano. Nel 1392 ha il casale di Dardara; è castellano di Termini fino al 1398, signore di Misilmeri e Ciminna, capitano di Palermo. Nelle carte dell'archivio ha solo il titolo di magnificus, mai quello di barone o conte (Russo 2006, p. 96; Marrone 2006).
Compra Vicari da Simone Valguarnera il 3 luglio 1408 per 1000 onze, con conferma regia del 30 luglio (Barberi, Magnum Capibrevium, p. 464, in Marrone 2006, p. 436). Le date 1406 e 1407 che circolano sono errate.
Sposa Ilaria La Grua. La data oscilla tra 1402 e 1408 e Sardina non la indica. Il figlio Ubertino si sposa nel 1421 (Russo 2006, p. 96), quindi il 1402 è più coerente.
I capitoli matrimoniali e il fedecommesso del 1410 obbligano i discendenti ad anteporre il cognome La Grua e a mantenerne le armi (Russo 2006, p. 96; M. Russo 2025).
Il Quattrocento: debiti, zucchero e tutele
Ubertino II sposa nel 1421 Diana Castagna, nipote del viceré Nicolò Castagna, e milita in Spagna e nelle Fiandre. Sotto di lui il territorio è diviso in piccoli feudi: Puzzo, Piraineto, Zucco, Foresta (Russo 2006, p. 96).
Gilberto II sposa Margherita Ventimiglia, figlia del viceré Giovanni conte di Geraci. Ottiene il mero e misto imperio e il trappeto da zucchero dei Ficarazzi (Russo 2006, p. 97, LGT b. 1). Muore nel 1464 (intitolazione antica di LGT b. 1).
Pietro I succede nel 1464, è investito nel 1478 (LGT b. 381) e muore nel 1485. Vende Vicari nel 1478 a Bernabò Gaetani (Trasselli 1982, p. 406). È incerto se fosse figlio o nipote di Gilberto:
Giovanni Vincenzo I resta orfano da bambino sotto la tutela di Guglielmo Aiutamicristo, Guglielmo Talamanca e dello zio Giacomo La Grua. Compiuti i quindici anni prende possesso della baronia con inventario del 12 gennaio 1492 (notaio De Leo, vol. 1405: Trasselli 1982, p. 483, n. 82). I tutori vendono Misilmeri; lui riprende Vicari entro il 1500 e la rivende nel 1508. Sposa Elisabetta Bracco e Calvello, Isabella Buglio e Ilaria Aiutamicristo (Russo 2006, p. 97; Cancila 2006 conferma la Bracco).
Tra 1505 e 1508 i vassalli lo denunciano più volte. L'11 febbraio 1508 il viceré manda a Carini un commissario che riunisce il consiglio dell'università senza il barone (Trasselli 1982, pp. 481–483, da ASPa, Conservatoria, reg. 94, f. 458). Muore nel 1517.
Il Cinquecento
Pietro II è investito nel 1517–1518 e sposa nel 1525 Eleonora Tocco e Manriquez. Per le nozze della sorella Elisabetta con il banchiere pisano Ludovico Vernagallo ipoteca la baronia (Russo 2006, pp. 97–98, LGT b. 3). Muore nel 1535.
Vincenzo II (1527–1592) succede bambino sotto la tutela della madre, con cui è in lite nel 1544 (LGT b. 301). Nel 1543 sposa Laura Lanza. Il patrimonio feudale è sotto sequestro nel 1551 e nel 1586 (Russo 2006, p. 98). Si risposa con Ninfa Ruiz e poi con Paola Sabia (DBI). Fonda il convento dei Carmelitani di Carini.
Cesare I succede nel 1592. Nel 1593 l'università di Carini gli intenta un processo criminale (LGT b. 15). Sposa Angela del Bosco, nel 1606 rinuncia allo Stato in favore del figlio ed entra nella Compagnia di Gesù (Russo 2006, pp. 100–101 e 122–124).
Il principato (1622) e il Settecento
Vincenzo III ottiene il titolo di principe di Carini con privilegio dato a Madrid il 19 settembre 1622 (ASPa, scheda del fondo Dominici; manoscritto del 1639; Russo 2006). Il titolo fu comprato per 10.000 ducati dagli esecutori testamentari del duca di Monteleone (D'Avenia 2006, p. 100, da Simancas, Secretarías Provinciales, leg. 1497).
Nel 1639 il principe dichiara 24.850 scudi di entrate, 18.300 al netto, e deve 14 cavalli di servizio militare (manoscritto del 1639 edito da Lo Faso). È pretore di Palermo nel 1632–34 e nel 1641–42; la famiglia si trasferisce nel palazzo sul Cassaro di fronte alla Cattedrale (Russo 2006, p. 101).
Cesare II, duca di Villareale, succede nel 1671 e muore nel 1680. Il primogenito Antonino gli premuore nel 1676 (intitolazioni di LGT bb. 48–51).
Vincenzo IV succede minorenne nel 1680 ed è investito il 10 marzo 1682 (pergamena Lanza di Trabia n. 71). Con il secondo matrimonio, con Ippolita Sanfilippo, diventa duca delle Grotte, investito il 9 aprile 1721 (Russo 2006, pp. 102–107).
Antonino II sposa nel 1716 Maria Bellacera, che porta Montelepre, e riporta la famiglia a Carini (Russo 2006, pp. 104 e 108).
Vincenzo V sposa Lucrezia Branciforti ed è investito nel settembre 1779 (pergamena Lanza di Trabia n. 88). Suo figlio cadetto Michele (Miguel de la Grúa Talamanca, marchese di Branciforte) è viceré della Nuova Spagna dal 12 luglio 1794 al 31 maggio 1798 e muore a Marsiglia il 1° giugno 1812 (Russo 2006, p. 104; voce Wikipedia inglese; intestazioni a stampa dei suoi bandi).
Antonino III sposa il 25 aprile 1757 Caterina Gioeni, con nozze celebrate dall'arcivescovo (diario di Villabianca, in Russo 2006, p. 104). Nel 1786 presiede a Napoli la Giunta di Sicilia (Treccani 1931).
Dall'abolizione della feudalità a Parigi
Vincenzo La Grua e Gioeni è investito il 15 febbraio 1802 e nel 1812 è ministro del governo siciliano (Russo 2006, p. 105). I suoi funerali si tengono il 21 aprile 1837 in S. Francesco di Paola a Palermo (frontespizio dell'elogio a stampa di Niccolò Maggiore).
Antonio Francesco, nipote del precedente, nasce a Genova il 19 luglio 1796. È ministro plenipotenziario delle Due Sicilie a Londra, da dove è di fatto allontanato nel 1856; nel 1859 torna a Londra per poco e in luglio passa a Berlino. Muore esule a Parigi il 21 gennaio 1868 (Lo Faso [2011], p. 46, n. 30; De Cesare 1909; Treccani 1931). La voce genealogica che lo fa morire a Palermo sbaglia.
Cesare nasce a Parigi nell'aprile 1843, serve nella Legione straniera in Messico e negli zuavi della Guardia imperiale. Nel 1872 vende i beni di Casa Carini al «Consorzio dei Principini» e tiene solo il castello e il titolo (Russo 2006, p. 105, da Abbate 1982). Muore il 22 giugno 1884. .
Rodolfo (1878–1914) ottiene il riconoscimento dei titoli con decreto del 30 aprile 1904 (Russo 2006, p. 105). Muore a Cherbourg il 26 novembre 1914 per ferite di guerra (rilievo MémorialGenWeb; Tableau d'honneur, p. 179, letto in estratto).
Filippo, suo fratello, sposa nel 1904 Renée Picot de Vaulogé. Le date di nascita e di morte divergono tra le fonti: si veda il Red team.
Pierre René Marie César nasce a Parigi il 18 aprile 1906 e muore a Le Mans il 20 luglio 1976 (registro INSEE dei decessi, atto n. 989).
Rodolphe Philippe Marie Jean Baptiste nasce a Épernay il 16 luglio 1960 e muore a Parigné-l'Évêque (Sarthe) il 10 luglio 2020, a 59 anni (registro INSEE dei decessi, atto n. 85). Non lascia figli (Il Vespro, 13 luglio 2020). Con la madre aveva donato al Comune i due terzi del castello nel 1977. Il sindaco di Carini ne annuncia la morte il 13 luglio 2020 (Teleoccidente).
La sorella di Pierre, Marie Béatrice, nasce a Parigi il 27 giugno 1917 e muore a Saint-Barthélemy-d'Anjou il 2 novembre 2011 (INSEE).
Dall'abolizione della feudalità a Parigi
Signore
Titolo
Entra in possesso
Muore
Fonti
Grado
Ubertino (Bertino) I
barone
concessione 26 ago 1397
1410 (testamento 20 mar 1410)
Barberi in Marrone 2006; Russo 2006; M. Russo 2025
Certo
Ilaria La Grua con Gilberto Talamanca
signori di Carini
1410
non riscontrato
Russo 2006, p. 96; Sardina 2013
Certo la successione
Ubertino II
barone
dopo il 1410; «investito nel 1453» (LGT b. 300)
non riscontrato
Russo 2006, p. 96
Da verificare
Gilberto II
barone
privilegio Palermo 10 gen 1453; barone nel 1455
1464
Russo 2006, n. 11; Sardina; intitolazione LGT b. 1
Probabile
Pietro I
barone
succede 1464; investitura 1478
1485
intitolazione LGT b. 1; LGT b. 381
Certo gli anni
Giovanni Vincenzo I
barone
investitura 1486 o 1487; possesso 12 gen 1492; nuova investitura 19 gen 1516
1517
intitolazione LGT b. 2; Russo 2006, nn. 6 e 19; Trasselli 1982
pergamena Trabia n. 69; intitolazioni LGT bb. 48–51
Certo
Vincenzo IV
3° principe; duca delle Grotte dal 1721
succede 1680; investitura 10 mar 1682
1748
LGT b. 164; pergamena Trabia n. 71; genealogie in rete
Certo; morte probabile
Antonino II
4° principe
1748–1749
1761
Russo 2006, pp. 104 e 108; genealogie in rete
Probabile
Vincenzo V
5° principe
investitura 9 set 1779
13 dic 1787
pergamena Trabia n. 88; genealogie in rete
Certo l'investitura
Antonino III
6° principe
1788
18 mar 1801
Russo 2006, p. 104; genealogie in rete
Probabile
Vincenzo (e Gioeni)
7° principe
investitura 15 feb 1802
funerali 21 apr 1837
Russo 2006, p. 105; elogio Maggiore 1837
Certo
Antonio Francesco
8° principe
rescritto 16 mar 1839
Parigi, 21 gen 1868
Treccani 1931; Lo Faso [2011]
Certo
Cesare
9° principe
1868
22 giu 1884
banche dati genealogiche francesi
Probabile
Rodolfo
10° principe
1884; decreto 30 apr 1904
Cherbourg, 26 nov 1914
Russo 2006, p. 105; MémorialGenWeb
Probabile
Filippo
11° principe
1914
16 mar 1952, oppure 14 mar 1954
banche dati francesi contro genealogie italiane
Da verificare
Antonio Alessandro
12° principe
1952 o 1954
1966
banche dati genealogiche
Probabile
Pierre René Marie César
13° principe
1966
Le Mans, 20 lug 1976
INSEE, atto n. 989
Certo
Rodolphe Philippe Marie Jean Baptiste
14° principe
1976
Parigné-l'Évêque, 10 lug 2020
INSEE, atto n. 85
Certo
Tre note di lettura.
La numerazione per nome (Vincenzo II, Cesare I) è quella dell'inventario dell'Archivio di Stato di Palermo. La numerazione dei principi (1°, 2°…) è una convenzione dei genealogisti e non è uniforme: alcune banche dati francesi contano un principe in più e fanno di Rodolphe il 15°.
«Intitolazioni» sono i titoli settecenteschi dei volumi dell'archivio di famiglia, trascritti nell'inventario (Russo 2006, pp. 121–130). «Genealogie in rete» indica il Libro d'oro della nobiltà mediterranea, che non cita fonti: i suoi dati valgono solo dove un'altra fonte li conferma.
Tra il 1761 e il 1779 le fonti lette non spiegano perché l'investitura di Vincenzo V arrivi diciotto anni dopo la morte attribuita al padre. Il punto va chiarito sui registri d'investitura.
Dopo il 1812 il titolo non comporta più giurisdizione: la feudalità siciliana è abolita dalla Costituzione di quell'anno. Dal 1948 la Repubblica non riconosce i titoli nobiliari (Costituzione, XIV disposizione transitoria e finale, primo comma). Da allora «principe di Carini» è un titolo di cortesia.
Le tre pergamene d'investitura del 1669, 1682 e 1779 si trovano oggi nel fondo Lanza di Trabia e non in quello La Grua. Sono un riscontro indipendente dalle genealogie.